Ho acquistato e letto “Le città invisibili” nell’ Aprile 2011.
Mi è piaciuto da subito ed è stato un buon faro in un periodo decisamente buio.
Si tratta di un lungo, bellissimo il dialogo tra Marco Polo e l’imperatore dei Tartari Kublai Khan che interroga l’esploratore sulle città del suo immenso impero. Dialogo intervallato dalla descrizione delle città visitate.

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne.
Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più.
Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

Le città invisibili – Italo Calvino


Le città invisibili ha incrociato la mia strada perché l’abbiamo utilizzato per il Campo di Formazione Associativa tenuto nell’Agosto 2011 a Ca’ Fornelletti (VR). Campo che ha segnato formalmente il mio ingresso in Formazione Capi Agesci.
Ho un ricordo davvero bello sia del campo che dello staff: Luisa, Franco, don Amos, Francesco, Paola e Vito. Un abbraccio da lontano in attesa che i nostri sentieri tornino ad incrociarsi.

Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.
– Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? – chiede Kublai Kan.
– Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra, – risponde Marco, – ma dalla linea dell’arco che esse formano.
Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo.
Poi soggiunge: – Perché mi parli delle pietre? È solo dell’arco che mi importa.
Polo risponde: – Senza pietre non c’è arco.

Le città invisibili – Italo Calvino

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