La felicità è alla portata di tutti, perché, alla fin fine, essa consiste nel sapersi accontentare di ciò che si ha e nel fare per gli altri ciò che si può.
Lord Robert Stephenson Smyth Baden–Powell, primo Barone Baden–Powell di Gilwell più comunemente conosciuto come B.P.
In Chiappe sulla sedia mi sono espressa sui “si” che ognuno di noi ha detto e dice per cogliere pienamente le occasioni e partecipare con qualità alle situazioni in cui ci si trova. Oggi, proseguendo sulla linea della stessa allegoria, voglio mettermi nella prospettiva di chi le sedie le costruisce. Perché le occasioni non sono fatte solo di coincidenze o serendipità.
Genitori, insegnanti, educatori o imprenditori. Per mestiere o per passione. Tutti abbiamo la possibilità di creare spazi, esperienze ed incontri: luoghi educativi per chi sta crescendo e occasioni per mettersi alla prova. Modi per vivere dignitosamente e dare significato non solo alla propria vita, ma anche a quella degli altri. Anche qui, come per i “si”, diventa interessante farlo con responsabilità ovvero accorgendosi di chi viene ad occupare il posto preparato da noi e facendo in modo che possa vivere pienamente quel “si” che glielo fa abitare.
Quest’anno si festeggiano i 50 anni di Agesci, l’associazione nella quale sono capo da più di un trentennio. Ed essere capo scout per me vuole proprio dire questo: essere costruttore consapevole di spazi educativi. Molteplici sono le specificità che rendono bello questo compito e che mi rendono felice di farlo in questa associazione che ha saputo, già dal suo inizio, fare scelte coraggiose.
Si educano i ragazzi a fare scelte consapevoli attraverso lo scouting che significa semplicemente imparare a vedere ciò che compone la nostra realtà, ragionare su ciò che si è visto e ad agire in modo conseguente. Lo si fa all’aria aperta, con un occhio alla persona che cresce e che si sviluppa nelle capacità manuali, nella formazione del carattere, in salute e forza fisica e nel mettersi a servizio del prossimo. Si educa con strumenti adatti all’età dei ragazzi. Strumenti che i capi applicano con intenzionalità e che vengono proposti in modo che siano i ragazzi stessi a prendere in mano le redini della propria crescita. Lo si fa in risposta a quella chiamata personale che sprona ognuno di noi a rendere concreto l’amore di Dio nel mondo.
E tutto questo non lo si affronta da soli. Gli staff delle unità sono formati da donne e uomini che si mettono a servizio dei più giovani. Testimoniando così che è possibile lavorare insieme mantenendo le proprie specificità. I diversi staff sono uniti poi in Comunità Capi, luogo dove vengono decise le linee educative del gruppo attraverso l’elaborazione un progetto triennale e luogo dove si discute e ci si forma.
Anche i ragazzi crescono facendo parte di una comunità. Il branco/cerchio per le bambine ed i bambini tra gli otto e i dodici anni. Ilreparto per i ragazzi e le ragazze tra le medie ed il secondo anno di scuola superiore. Il clan/fuoco per i giovani e le giovani fino ai ventuno anni. Insieme si sperimentano la fatica di tener conto di chi ci cammina accanto e quanto è prezioso il contributo di tutti. Insieme si vivono le opportunità e ci si esercita nella comunicazione.
Agesci non è solo il gruppo scout locale. Ha una struttura che ci raduna su diversi livelli: dalla Zona al Nazionale ed il bello di questo sta nelle occasioni di incontro. Negli anni il mio cammino si è incrociato con quello di moltissime altre capo e capi. Moltiplicando sorrisi e condividendo le difficoltà. Certo, non sempre le cose sono andate via lisce ed allora si sono verificati degli scontri, ma il compito da portare avanti ha aiutato ad appianare le divergenze. Quasi sempre. Un ringraziamento di cuore a quanti hanno camminato con me e a quanti lo faranno ancora per continuare a forgiare opportunità e spazi di crescita. Un abbraccio a tutti i costruttori di sedie.
Questi due barattolini di vetro mi sono stati consegnati nell’Ottobre 1989. Contengono rispettivamente sale (grosso) e semi (chicchi di farro direi): il tempo ha compiuto la propria opera sui coperchi e ho la vaga idea che i semi si siano mummificati nel frattempo… in ogni caso l’ultima cosa che mi passa per la testa è aprirli. Li ho ricevuti in occasione della cerimonia della mia Partenza.
Di quel giorno non ricordo la data precisa (prima o poi riuscirò a risalirci, ma per il momento mi sta bene così). Era pomeriggio, piovigginava, il tendone a San Gaudenzio pieno zeppo: c’erano il Branco, i due Reparti – maschile e femminile – e la Comunità Capi. Il Clan no. O, meglio, del Clan rimanevamo soltanto in tre: io e i due capi Clan: Claudia e Paolo. Con la mia partenza si sarebbe esaurito: per poi rinascere da lì a qualche settimana con il passaggio dei novizi.
Cerimonia piuttosto veloce, la parte più lunga è stata la lettura della mia lettera alla comunità che stavo lasciando. Commovente? Non particolarmente: la citazione d’apertura era l’inizio di una poesia di Tolkien; poi c’erano i ricordi del cammino vissuto insieme e la volontà di continuare a camminare “da scout” negli anni a venire.
Ricordo bene invece la lieve vertigine dell’essere in cammino da sola sotto la pioggerellina e le strade di Borgosesia che sembravano venirmi incontro in modo diverso dal solito. Quando si è soli i sensi sono più all’erta. Una bella sensazione che ancora mi accompagna quando parto o faccio due passi per conto mio.
La Via prosegue senza fine Lungi dall’uscio dal quale parte. Ora la Via è fuggita avanti, Devo inseguirla ad ogni costo Rincorrendola con piedi alati Sin all’incrocio con una più larga Dove si uniscono piste e sentieri. E poi dove andrò? Nessuno lo sa.
Il Signore degli Anelli / La compagnia dell’Anello J.R.R. Tolkien
Sale e Semi. Simbolo ed augurio di una vita da viversi pienamente. Ogni tanto mi chiedo se, invece di conservarli, non sarebbe stato più giusto utilizzarli in qualche modo. Continuerò a chiedermelo, mi sa, e a tenere i due barattolini di vetro così come sono.
Nota per i non addetti ai lavori La Partenza è il momento in cui si termina il proprio percorso scout come educandi e si parte – appunto – per quella strana avventura che è la propria vita da adulti. E’ il momento in cui si dice: “Si. Sono pronto a guidare da me la mia canoa e lo farò tenendo fede ai valori ai quali ho aderito durante il mio cammino scout.” Alla cerimonia segue un hike ( una missione in solitaria ) che in genere prevede anche un pernotto ed un’occasione di incontro e di servizio.
Chi è curioso a riguardo può dare un’occhiata al sito di Agesci.
L’uomo e la donna della Partenza sono dunque coloro che scelgono di continuare a camminare per tutta la vita, con l’aiuto di Dio, seguendo orientamenti assunti in modo consapevole; questi indicano una direzione, definiscono uno stile di vita da realizzare attraverso scelte concrete, senza le quali gli orientamenti rimangono opzioni generiche. La partenza si riconosce in chi ha fatto proprio lo “stile” enunciato nei valori della Promessa e della Legge scout.