Sant'Agostino

La morte ci connette con la vita.

di Somik Raha
mia traduzione di http://www.awakin.org/read/view.php?tid=2304

Cleopatra
Cleopatra
Esploratrice indimenticata ed indomita

Essendo cresciuto con gli insegnamenti monastici sull’impermanenza della vita, ho avuto l’opportunità di applicarli quando mia nonna è passata oltre, seguita in rapida successione da mio nonno.

Mi sono detto che era solo il corpo ad essere morto. Le loro anime erano eterne e quindi non c’era nulla per cui dolersi.

Solo anni più tardi ho capito di aver bloccato i miei sentimenti d’amore verso i miei nonni. Ho capito che avrei dovuto consentire a quei sentimenti di trovare un modo per esprimersi autenticamente. Autoescludendomi da quello spazio, ho reso me stesso insensibile ai miei sentimenti.

Mi ci sarebbero voluti anni di profonda riscoperta interiore per capire che la morte ci connette alla vita. Alla nostra vita.
È un’opportunità non solo per riflettere sull’impermanenza delle nostre vite e riflettere sullo scopo del vivere. È anche un’opportunità per sentire pienamente la sorgente d’amore e gratitudine attraverso l’elaborazione del lutto.

Forse è per questa ragione che le culture antiche prescrivevano la cessazione dalle normali occupazioni per un periodo di tempo proporzionale alla profondità della relazione con il defunto.

Durante questo tempo, si riceveva il pieno supporto della propria comunità per poter creare uno spazio sicuro in cui potersi connettere con l’interezza dei propri sentimenti. Veniva così concessa l’opportunità di arrivare ad una vera accettazione, non solo quella a livello intellettuale, del passaggio della persona amata.

Coloro che amiamo, ma che abbiamo perduto, non sono più dove erano,
ma sono sempre dovunque noi siamo.

Sant’Agostino

Un segnale del tipo di accettazione alla quale siamo arrivati è se, in relazione alla perdita, ci sentiamo interi o frammentati. L’interezza deriva dalla vera accettazione di ognuno dei sentimenti che emergono in noi in relazione alla persona che non è più con noi.

La frammentazione è ciò che risulta dalla paura di provare la tristezza che risulta dalla dipartita. La frammentazione ci intrappola nel cercare quell’amore in qualsiasi posto eccetto là dove può essere davvero trovato: nel nostro cuore.

L’interezza, d’altra parte, ci permette di assorbire l’essenza dell’amore che abbiamo provato per la persona che ci ha lasciati e renderlo parte permanente del nostro essere. Quell’assorbimento ci libera dall’avere paura dei nostri sentimenti e ci radica nella gioia e nella gratitudine per essere stati toccati, per quanto brevemente, da un’altra vita.

Cleopatra Carmilla Mupilla (Giugno 1997 – 24 Ottobre 2014)
Affettuosa palla di pelo bianco e arancione, ci ha concesso di abitare con lei per quasi diciotto anni.

Sopravvissuta all’attacco di un falchetto in Trentino nel suo primo anno di vita, ha sempre esercitato uno stretto controllo sul suo territorio: nessun animale estraneo era ammesso.

Quando ci siamo trasferiti a Borgosesia ha impiegato un paio di mesi a risolvere il mistero dell’ascensore: una magnifica stanza la cui unica porta poteva aprirsi random su un ambiente diverso.

Una volta compreso l’arcano, riusciva ad infilarcisi senza che ce ne accorgessimo e scroccava passaggi.

Venerdì Santo

salvia
Rametti di salvia potati oggi
Consuetudine trentina vuole che il Venerdì Santo venga potata la salvia.

Eccoci alla seconda giornata del Triduo Pasquale: un momento forte per ripensare e rifondare annualmente la mia scelta di essere cristiana. Tempo forte perché è tempo di confessione (in altri periodi dell’anno non sono così sistematica) e tempo di celebrazioni che richiedono una buona dose di pazienza – una per giorno dal giovedì alla domenica ognuna con una propria forte connotazione, ognuna con una durata notevole ed ognuna con una ricchezza che ho imparato ad apprezzare negli anni.

Il Triduo è un tempo che, per me, è diventato speciale soprattutto grazie allo scoutismo. In clan – ovvero gli scout, tra i 16 e i 21 anni – di solito si parte per una route di un paio di giorni durante la quale si cammina e ci sono momenti di confronto personali e comunitari sulla fede. Il tutto termina con la partecipazione alla grande Veglia Pasquale del Sabato Santo.

Sia da scolta che, poi più avanti, da capo ho apprezzato e fatto tesoro delle discussioni e dei diversi punti di vista emersi durante le routes: sono davvero pochi i luoghi in cui si può parlare di fede mettendosi realmente in discussione.

Le routes di Pasqua mi hanno lasciato ricordi meravigliosi, alcuni dei quali estremamente divertenti. Ed un posto speciale della memoria viene occupato dalle chiacchierate col vecchio Giò che cominciava invariabilmente col darti una lieve gomitata ed dicendo: “mmmh… un momento… parliamone” magari nel bel mezzo di un’omelia in cui il sacerdote aveva espresso un concetto che gli sembrava giusto sottolineare al volo oppure a tavola a rimarcare come anche i pasti insieme abbiano un carattere sacro, o forse no, voi cosa ne pensate ragazzi?

Qualche giorno fa, ascoltando un commento dei capi clan su alcuni dei ragazzi nel nostro gruppo che si dicono non credenti – nihil sub sole novi a dirla col Qoèlet – ho sentito la familiare gomitata:”mmmh… un momento… parliamone”. E subito dopo è emerso un interrogativo. Che differenza fa?

Dai, davvero. Che differenza fa?
Ed ho deciso che questa domanda sarà il mio faro nelle prossime settimane.

Essere credenti, essere cristiani, non è smettere di pensare o agire in automatico sulla base di prescrizioni altrui. Non è subire passivamente la vita, paghi di una favoletta, in attesa di un “paradiso” che arriva “dopo”.
E’ essere qui, accorgersi, amare, perdonare, fare del proprio meglio perché nessuno soffra per fame o ingiustizia. Sapendo di essere amati e avendo il proprio baricentro in Dio anziché in se stessi.

Ama ed Egli si avvicinerà, ama ed Egli abiterà in te.

Sant’Agostino


Che differenza fa?
Che differenza fai?

Dire che mi manchi, Giovanni, è dire poco. Ogni tanto butta un occhio da lassù e aiutami a non lasciar che si perdano le discussioni interessanti solo perché richiedono verifiche personali a volte un po’ scomode.

omino sul mondo
Omino sul mondo

Giovanni Turcotti è stato un capo storico del gruppo scout Borgosesia 1.

Buon amico, suscitatore di grandi conversazioni, professore di Lettere e Filosofia ed alpinista. Ideatore dell’omino sul mondo con il quale faceva partire molti dei suoi discorsi anche a scuola.

Per saperne di più questo è il sito del Centro Studi a lui dedicato.