tempo

Cappuccetto rosso

cavolo cappuccio
Cavolo cappuccio viola agli inizi della fermentazione.

Un paio di anni fa, complice una puntata di Pinocchio su RadioDeeJay, mi sono avvicinata al mondo delle verdure fermentate. Ospite della puntata il Dr. Stefano Erzegovesi che presentava il suo libro “Il digiuno per tutti” e, tra le altre cose, spiegava la ricetta base per far fermentare le verdure.

Chi mi conosce lo sa: sono una donna dagli entusiasmi estremi: se qualcosa mi affascina, mi ci butto a capofitto. Diventa il centro delle mie conversazioni per settimane, e fin qui poco male: basta usare un paio di tappi per le orecchie, il punto è che il qualcosa diventa spesso materiale di studio e quindi di esperimenti. Ed è qui che incrociarmi può essere pericoloso.

Se si tratta di cucina in genere è la mia famiglia a farne le spese.
E tutte le volte viene tirato in ballo il mio primissimo esperimento: un budino fatto in casa senza l’ausilio di preparati pronti.

E’ successo un milione di anni fa, ero a mala pena undicenne, avevo pensato di ancorare il biscotto – che volevo rimanesse al fondo di ogni bicchiere – con una generosa cucchiaiata di marmellata di albicocche prima di versarci sopra la crema calda.
Ha funzionato.
Solo che il budino in sé non aveva un gran gusto (all’epoca a me il cacao nelle creme non piaceva e per una qualche ragione non avevo usato ne uova ne aroma di vaniglia) e la marmellata d’albicocche alla fine della degustazione è risultata essere una sorpresa sconcertante per i commensali.

Tanto sconcertante che ancora oggi, se porto una nuova preparazione in tavola, la Cri mi chiede se per caso ci ho messo della marmellata nascosta in fondo.
Certo, sarebbe stato meglio se fossi riuscita a sformare il budino dai bicchieri ai quali si era tenacemente incollato, ma questi sono dettagli.

Torniamo a noi.
Le verdure lattofermentate sono bellissime da vedere.
Si possono ideare un sacco combinazioni utilizzando anche le erbe aromatiche – tranne patate, melanzane e insalate, si possono usare praticamente tutte le verdure – e fanno bene perché sono ricche di batteri probiotici simili a quelli dello yoghurt o del kefir.
Inoltre non necessitano di ingredienti strani, bastano un vasetto di vetro, il suo tappo, verdure, acqua, sale. E tempo.
Ecco, richiedono un sacco di pazienza perché ci vogliono una ventina di giorni prima di avere il prodotto finito.
Se il procedimento funziona il risultato sono verdure croccanti simili ai sottaceti.
Se il tutto va in vacca, com’è successo a me con il cavolo cappuccio due settimane dopo che ho scattato la foto qui sopra, ci si ritrova con una discreta quantità di muffa verde-nerastra da smaltire nell’organico insieme a tutto il contenuto del vasetto..

Fra gli errori ci sono quelli che puzzano di fogna, e quelli che odorano di bucato.

Indro Montanelli

Dopo diversi esperimenti – molti dei quali riusciti anche bene – mi sono finalmente imbattuta nelle informazioni giuste per ridurre al minimo il rischio di dover buttare tutto.
Se siete curiosi date un’occhiata a Fermentalista è una piccola miniera di informazioni utili ed attendibili.

Qui la ricetta base di Fermentalista. Da seguirsi scrupolosamente per le proporzioni, i tempi ed il controllo del risultato.

Combinazioni provate ad ora

  • Carote
  • Zucchine, timo e aglio
  • Cipolline bianche intere
  • Cavolo cappuccio verde
  • Cavolo cappuccio viola e zenzero
  • Ravanelli e pepe nero
  • Cipolle rosse affettate
  • Broccolo e peperoncino
  • Cetrioli e limone
  • Carote, alloro e limone
Carote, limone ed alloro
Carote, alloro e limone

Di tempo e di fuoco

Pentole

Di solito mi piace cucinare veloce.
Ultimamente però ho scoperto però la bellezza delle preparazioni che richiedono tempo: le marinature, le cotture lunghe e il mondo che ruota intorno agli alimenti fermentati.
E’ bello vedere come il tempo e le temperature, ed in alcuni casi il sale, possano cambiare radicalmente il sapore di un piatto. Certo ci vuole un po’ di programmazione nei tempi di cucina, un pizzico di disciplina quotidiana, la giusta tecnica ed una buona dose di fede – soprattutto le prime volte ne serve un bel po’, ma il risultato vale lo sforzo. Quasi sempre.
Comincio quindi anche un altro filone di post dedicato agli ingredienti ed ai modi, che io trovo soddisfacenti, di usarli.

La fede è credere a ciò che non vediamo; e la ricompensa per questa fede è il vedere ciò che crediamo.

Sant’Agostino
Comincio dalla cipolla

A me piace sia cruda che cotta, ma non le avevo mai dedicato troppa attenzione. Questo prima di sentire, un paio di mesi fa, in una delle tante trasmissioni televisive di cucina, un cuoco dichiarare: “La cipolla va cucinata per almeno 30 minuti per essere digeribile”.
Davvero? Proviamo.
Eh si. Effettivamente, dopo una trentina di minuti cambia consistenza, se la triti finemente praticamente si scioglie e lega gli altri ingredienti del piatto;; in ogni caso regala una dolcezza che ho scoperto piacermi moltissimo.
Un esempio di realizzazione? Il baccalà alle cipolle.

Nota: questa è una mia versione decisamente alleggerita del Baccalà alla Vicentina. La versione originale si trova sul sito della Confraternita.

Baccalà alle cipolle

Ingredienti per 4 persone:
400 gr. di baccalà ben dissalato
5 cipolle
50 gr. farina
acqua
olio evo
2 bicchieri di latte
pepe
sale
una padella che possa andare anche in forno

Preparazione:
Dissalare per bene in acqua fredda il baccalà (fatevi consigliare dalla pescheria dove comprate il prodotto su tempi e modalità: possono volerci anche un paio di giorni).

Mondare le cipolle e tagliarle a listarelle sottili.
Mettere la padella sul fuoco con un filo di olio evo, aggiungere le cipolle e farle rosolare senza far prendere colore, condire con un pizzico di sale (senza esagerare che il baccalà, pur dissalato, rimane comunque saporito) e farle cucinare per una ventina di minuti aggiungendo qualche cucchiaio di acqua per non farle bruciare e tenerle morbide.

Nel frattempo asciugare il baccalà, tagliarlo a tocchi non troppo piccoli ed infarinarli leggermente. Aggiungere il baccalà nella padella sopra le cipolle, aggiungere il latte. Mettere il coperchio e far prendere per bene calore al tutto. Non occorre mescolare.

Mettere la pentola nel forno coperta e far cuocere a 130 gradi per un’ora e mezza. In assenza di un coperchio che può andare in forno, usare della carta stagnola.

Servire caldo con una generosa spolverata di pepe.

quel che ne resta
Quel che resta dell’ultima volta che ho realizzato la ricetta. Prossima volta provo a fare una foto all’inizio del pranzo. 😉

E’ una ricetta che, pur alleggerita, ha parecchia personalità e tende a lasciare un’impronta odorosa persistente in cucina.