Tre Uomini in barca
Tre uomini in barca
di Jerome Klapka Jerome
(1889)

Ho messo le mani su questo romanzo durante l’anno della prima media.

A scuola c’era una stanza adibita a bibliotechina ed il mercoledì era il giorno in cui, con la mia classe, potevo entrare e scegliere un libro da leggere, riportando eventualmente indietro quello preso la settimana precedente.
Una piccola miniera d’oro quella stanza: in tre anni di letture mi ha offerto tanti incontri letterari inaspettati.

In ogni caso, quando l’ho scelto, non avevo idea di cosa stavo per leggere: mi sono ritrovata a risalire il Tamigi, su una barca, insieme ad un terzetto di giovanotti inglesi ed al mitico Montmorency (che poi quest’ultimo fosse il nome del cane, di cui non si vuol tacere, ci ho messo un po’ a capirlo).

Contiene capitoli impagabili che mi hanno fatto ridere fino alle lacrime: ed è la ragione per cui, qualche anno più tardi, me ne sono procurata una copia.
Credo che sia uno dei libri responsabili di aver risvegliato il mio lato avventuroso oltre che aver contribuito alla formazione del mio sense of humor.

L’ambizione di Montmorency, nella vita, consiste nell’andare fra i piedi di tutti e nel farsi maledire.
Se riesce a cacciarsi in un posto dove la sua presenza è particolarmente molesta, a far andare fuori dai gangheri la gente e a farsi scaraventare dietro ogni sorta di oggetti, allora sente che la sua giornata non è stata inutile.

Jerome K. Jerome – Tre uomini in barca p. 52

Molte delle cose narrate ho fatto fatica ad immaginarmele all’epoca e solo qualche anno fa, durante una route in canoa a Venezia, ho provato cosa vuol dire passare una chiusa stando su un’imbarcazione: è stato bello accorgersi quanto la descrizione letta anni prima fosse davvero corrispondente alla realtà. In quel momento mi è un po’ spiaciuto non avere con me una copia del libro per tornare a tuffarmici dentro, ma d’altronde – come direbbe anche l’autore – sul fiume ti devi portare dietro solo l’indispensabile e fare attenzione a non avere cose che si potrebbero rovinare bagnandosi.

Lo sguardo di Jerome è disincantato, saggio ed umoristico allo stesso tempo.

Quando sono al mare non sento più il desiderio di fare un tuffo la mattina presto come lo sentivo in città.
Al contrario, provo un irresistibile desiderio di rimanere a letto fino all’ultimo momento per poi scendere a fare colazione. Una volta o due la virtù ha trionfato, mi sono alzato alle sei e mezzo, mi sono vestito alla meglio, ho preso il costume e l’asciugamano, e mi sono trascinato di malavoglia verso la spiaggia.
Confesso che non mi sono divertito affatto.
Ogni volta che vado a fare il bagno la mattina presto soffia immancabilmente una brezza fredda e tagliente, e sembra che qualcuno si sia divertito a scegliere i sassi più acuminati e li abbia nascosti sotto la sabbia con la punta all’insù. Il mare poi sembra si sia ritirato e si trovi due miglia più lontano del solito.
Quando, infreddolito e tremante, arrivo davanti al mare, lo trovo agitato e ostile. Mi sento afferrare da un enorme ondata che mi scaraventa su uno scoglio che è stato messo lì apposta per me. Prima che abbia avuto il tempo di dire “ohi!”, l’onda torna indietro e mi trascina in mezzo all’oceano. Comincio a dibattermi freneticamente tentando di tornare a riva, mi chiedo se potrò mai rivedere la mia famiglia e i miei amici, e mi pento di non essere stato, da bambino, più gentile con la mia sorellina. Nel momento in cui ho perduto ogni speranza, l’ondata si ritira e mi lascia lungo disteso sulla spiaggia come una stella di mare. Mi alzo, mi guardo indietro e mi accorgo di aver lottato disperatamente per salvarmi in mezzo metro d’acqua.
Mi rivesto alla svelta e mi trascino verso casa dove devo fingere di essermi divertito.

Jerome K. Jerome – Tre Uomini in barca p.29


E quando mi è poi capitato di visitare effettivamente alcuni dei luoghi di cui lui racconta, mi sono resa conto di quanto il suo scritto fosse fedele ed affezionato. Ti porta sul fiume raccontandoti aneddoti vari ed episodi di storia inglese, mescolati a riflessioni sulla sua personale visione della vita. E’ uno di quei libri che cresce con il lettore e che lo guida facendolo sorridere.

Come ci si sente bene a stomaco pieno – come si è soddisfatti di se stessi e di tutto! Quelli che hanno potuto farne la prova mi dicono che è la coscienza tranquilla che ci rende felici e contenti; ma lo stomaco pieno ottiene egualmente lo scopo a minor prezzo e con maggiore facilità.

Jerome K. Jerome – Tre uomini in barca pag.111