I simboli non si spiegano!

Angelo Intini – Amico, capo scout e formatore Agesci

E’ passata la prima settimana di convivenza con il tatuaggio sul polso e sono sempre più contenta della decisione presa. Si sta rivelando un compagno di viaggio interessante.
Riflettendo sull’opportunità di entrare nel merito del disegno scelto mi sono ritrovata a chiedermi: è un segno o un simbolo?

Schizzo a matita su carta
Schizzo a matita su carta

La differenza tra i due livelli di lettura è fondamentale perché il segno ha un significato che, quando viene spiegato, può essere compreso da chiunque, il simbolo no.

“Simbolo” deriva da un antico termine greco che designava un disco, solitamente di terracotta. Il disco veniva spezzato e i suoi frammenti suddivisi tra i contraenti di un patto. L’oggetto era la parte fisica che testimoniava l’esistenza del legame, ma solo i possessori del frammento conoscevano l’esatto significato che li collegava..
Posso mettere in parole un significato simbolico, certamente, ma in assenza di condizioni adatte, è come costringere qualcuno a vedere le foto delle tue vacanze sperando di coinvolgerlo nelle atmosfere vissute.
In genere se ne ottiene un qualche “oh” di sorpresa, ma in gran parte si infligge al prossimo una buona dose di noia. Per la comprensione, per “andare oltre” è necessario un trascorso comune.

Quindi ora che faccio? Spiego?
Si, la parte grafica si.
Voglio lasciare traccia di come sono pervenuta a questo particolare disegno.
Tralascerò invece la parte “che va oltre”: quello che ho scritto nel post Svolte è quanto mi sento di esplicitare a riguardo. Il resto, come tutte le esperienze che si fanno, trasparirà da me in altro modo.

Il tatuaggio è un tratto che si incide nella pelle per sempre. Sapevo di non volerlo di grandi dimensioni e volevo una forma dinamica, possibilmente non troppo convenzionale: capace di contenere la complessità e che, nello stesso tempo, avesse un tratto sobrio.

Ho digitato qualcosa come “pace mentale equilibrio ricerca guarigione immagini” su Google e mi sono imbattuta in una serie di giardini zen. Quelli con le onde di ghiaia fatte col rastrello.
Il cerchio è carino, la spirale è dinamica.
– “Hmmm, e se la spirale fosse doppia?”
– “E se la spirale fosse celtica?”
Di ricerca in ricerca sono atterrata su un termine che mi ha incuriosita: “sistrel”.

Il sistrel è formato da due spirali che si svolgono in senso opposto l’una all’altra e rappresenta il percorso del sole nell’anno. Un antico calendario astronomico. Bingo!

Il Sistrel spiegato su Etruscancorner.com

Solo che il sistrel è allungato ed io volevo una forma compatta.

Quindi l’ho tagliato in due e incastrato le due metà aggiungendo un puntino in corrispondenza dei solstizi e degli equinozi. Il solstizio d’estate è rappresentato due volte perché è il punto dove si inverte la spirale. Il risultato non era male, ma un po’ confuso.

Ho tolto un giro alla spirale e deciso di avere un tratto leggermente più marcato su quella che segna inverno e primavera perché il solstizio d’inverno è da sempre uno dei miei giorni preferiti dell’anno.
La doppia spirale risultante può anche essere letta come un labirinto ovvero il cammino verso il centro e ritorno.
Infine, avendo chiesto a Raf di non avere un tratto preciso nel disegno, ma di dare l’effetto di una pennellata è emersa anche l’onda del mare.
Et voila!

Risultato definitivo

Tutti gli elementi che volevo fissare hanno trovato il loro posto e non solo: dato che rappresenta un percorso, vi trovano posto anche tutte le persone che hanno condiviso e che condivideranno tratti di strada con me . E’ un disegno generativo: proprio quello che volevo.

Metterlo sul lato del polso è poi stata una bella decisione perché al movimento della spirale si aggiunge quello dell’articolazione ed il disegno stesso è “mobile” perché modellato su un tratto curvo.

Il viaggio continua e la strada si apre passo dopo passo.


Non uno, non due

C’erano una volta, inizia il racconto,
dei postulanti provenienti dalla città per fare una domanda al monaco del luogo:
“Come si cerca l’unione con Dio?”.
E il saggio rispose: “Più vi accanite a cercare, più è la distanza che create tra Dio e voi.”
“Allora cosa deve fare una persona per annullare la distanza?”, replicarono i postulanti.
E l’anziano disse semplicemente: “Soltanto capire che non c’è.”
“Questo significa che io e Dio siamo uno?” domandò il discepolo.
E il monaco rispose: “Non uno. Non due.”
“Ma come è possibile ciò?” insistettero i postulanti.
E il monaco rispose: “Proprio come il sole e la sua luce, l’oceano e l’onda, il cantante e la canzone.
Non uno.
Ma non due.

da Fermati e ascolta il tuo cuore. (Vivere oggi la regola di San Benedetto) – Joan Chittister, OSB