Scrittura

Chiappe sulla sedia

Sedia di legno alloggiata temporaneamente, da anni, in laboratorio in attesa di incollaggio stabile.

Tutti siamo seduti su una sedia.
Nella realtà di quella del tavolo della colazione, del banco di scuola, della scrivania in ufficio o di un mezzo di trasporto. Oppure nella metafora delle situazioni in cui si svolge la nostra quotidianità.
Comunque vogliate considerarla, la sedia c’è.

Negli anni ho avuto cura di iniziare molte chiacchierate ( ai campi di formazione o a livello personale ) con l’esperimento della sedia ovvero facendo sedere qualcuno in un posto a mia scelta e proponendo la fatale domanda: “Di chi è la responsabilità del fatto che tu sia seduto proprio su questa sedia ora?”.

Non importa che la risposta ottenuta fosse un “io” o “tu che mi hai detto dove sedermi” in ogni caso era – e lo è anche adesso – lo spunto per parlare dell’anatomia delle scelte e delle responsabilità.

In ogni scelta io vedo due componenti: un’occasione da cogliere e il consenso a coglierla.
La sedia e il proprietario delle chiappe che vi si poggiano sopra.
Non si sfugge: se io sono seduto su una sedia è perché ho detto “si” all’opportunità di farlo.

I miei “sì” mi hanno portata sulla sedia in cui sono ora, i “no” – perfettamente legittimi, sia ben chiaro – invece non hanno concretizzato neanche l’ombra di uno sgabellino.

– Viktor E. Frankl –

I “si”, certo, potrebbero essermi stati estorti. Accettare la responsabilità di un “si” – seppur estorto o imposto a forza – vuol dire vedere la situazione per quello che è e capire che posso scegliere quale valore dare alla sedia in questione e quindi se rimanere, allontanarmi, chiedere aiuto o cambiare le regole di ingaggio. In ultima analisi mi fa uscire dalla visione di me stessa come vittima inerme delle circostanze. Non è detto che sia facile; di sicuro non è comodo.

Riconoscere i miei “si” mi rende persona libera e rimette nelle mie mani la possibilità di dare valore alla mia storia. Io sono sicura: ne vale la pena.

J.V.
30 Aprile 2024 pp.8-9 Bujo Rosso

Bujo

Cyrill Connolly
Chachi è il mio bujo per scrivere e pensare.
Chachi è il mio attuale Bujo. Cominciato nel Novembre 2020 ad andamento saltuario. Meravigliosamente saltuario.
Ho trovato Chachi (quaderno a righe con copertina rigida) nel reparto cartoleria di un supermercato e i suoi occhioni tondi mi hanno subito catturata.

Bujo sta per Bullet Journal, diario a punti. Si tratta di una tecnica estremamente versatile per scrivere appunti in modo organizzato. Per progettare e mettere ordine.
Non mi dilungo qui in spiegazioni, l’ideatore del metodo – Ryder Carroll – ha scritto un libro in proposito Il metodo Bullet Journal , ha un sito molto interessante ed approfondito e la rete è piena di video esplicativi: basta mettere il termine in un motore di ricerca per trovare tutte le informazioni in merito.

Mi affascina del metodo il fatto che si può utilizzare un qualsiasi quaderno o taccuino (meglio se puntinato, ma non ha alcuna importanza se le pagine sono a righe, a quadretti o bianche).
E se non riesci a farlo tutti i giorni e smetti, puoi semplicemente ricominciare dalla prima pagina bianca successiva. Si semina. E si lasciano tracce,

Perché in fondo, scrivere, annotare e disegnare sono il segno tangibile del nostro passaggio. Anche se poi siamo noi stessi i soli lettori della nostra produzione. E mi diverte molto rileggere ciò che scrivo: soprattutto quando ripesco bozze di lettere, appunti veloci, mezze poesie o anche solo titoli che mi sono balzati in testa e che sono poi rimasti orfani di un testo.
Ora che sono in fase di riordino e devo razionalizzare le mie carte trovo una Jolanda che mi viene incontro da anni passati e che mi sprona a fare del mio meglio. Comunque.

Molte delle carte verranno riciclate nella differenziata, ma non tutto. Penso che introdurrò il sistema di indicizzazione che sta alla base del metodo del bullet journal per organizzare ciò che terrò in contenitori ordinati. Anche le scatole hanno un loro fascino. E, al prossimo giro di riordino, potrò decidere più velocemente cosa valga la pena di tenere o di riciclare.

J.V.
23/24 Novembre 2020 pp.18-20 del Bujo Chachi
L’ho scritta per una riunione dei lupetti.