doodle

Al di là del conflitto tra le forze interne

Doodle monocromo
Doodle Monocromo
Matita e pennarello nero su foglietto di carta da recupero.

Dimensioni reali: 4.5×9 cm
Autore: Jolanda in data: 28/3/2021 Originale conservato nel BuJo2021 (Chachi) a p.34

Storia Cherokee
Mia traduzione di: http://www.awakin.org/read/view.php?tid=927

Un vecchio Cherokee impartiva insegnamenti al nipote sulla vita: “C’è una battaglia in corso dentro di me”, disse al ragazzo. “È una terribile lotta ed è tra due lupi. Uno è cattivo – è rabbia, invidia, dolore, rimpianto, avarizia, arroganza, auto compiacimento, colpa, risentimento, inferiorità, bugie, falso orgoglio, superiorità ed ego.” Continuò, “L’altro è buono, è gioia, pace, amore, speranza, serenità, umiltà, gentilezza, benevolenza, empatia, generosità, verità, compassione e fede.

La stessa battaglia si combatte dentro di te – e anche all’interno di qualsiasi altra persona.”
Il nipote ci pensò un minuto e poi chiese al nonno: “Quale lupo vincerà?”

Potresti aver già sentito il finale in cui il vecchio Cherokee semplicemente risponde:” Quello che nutrirai.” Ma nel mondo Cherokee, comunque, la storia finisce in un altro modo: il vecchio Cherokee rispose, “Se li nutri adeguatamente, vinceranno entrambe.”

E la storia continua:

“Vedi, se scelgo di nutrire solo il lupo bianco, il nero si nasconderà dietro ad ogni angolo aspettando che io mi distragga o mi indebolisca per poi balzare in avanti ed avere l’attenzione che brama. Sarà sempre arrabbiato e combatterà sempre il lupo bianco. Perché il lupo nero ha molte qualità – tenacia, coraggio, impavidità, forza di volontà e grande capacità di pensiero strategico – doti di cui io ho bisogno a volte e che al lupo bianco mancano.

Ma il lupo bianco ha compassione, cura, forza e l’abilità di riconoscere cosa serve al bene di tutti.

“Vedi, figliolo, il lupo bianco ha bisogno del lupo nero al suo fianco. Nutrirne solo uno significa rendere affamato l’altro e renderlo incontrollabile. Nutrire e curarsi di entrambe significa che ti serviranno bene e non faranno nulla che non sia parte di un disegno più grande, che non sia buono o che non serva alla vita.

Nutrili entrambe e non ci sarà più battaglia interiore per ottenere la tua attenzione. E quando non c’è più battaglia, puoi ascoltare le voci della conoscenza più profonda che ti guideranno nella scelta di ciò che è giusto in ogni circostanza.

La Pace, figliolo, è la missione di un Cherokee nella vita. Un uomo o una donna con questa pace dentro di sé, ha tutto. Un uomo o una donna dilaniato dalla battaglia interiore non ha nulla.”

“Il modo con cui scegli di interagire con le forze opposte al tuo interno determineranno la tua vita. Affama l’una o l’altra oppure guidale entrambe.”

Doodle. Arte?

Doodle Luce1
Doodle Luce1
Matita, pastelli e pennarello nero su foglietto di carta da recupero.
Dimensioni reali: 6.3×8 cm circa
Autore: Jolanda in data: 26/3/2021
Originale conservato nel BuJo2021 (Chachi) a p.34

Da sempre mi piace scarabocchiare ed ho imparato quasi subito a tenere un foglietto a portata di mano per evitare di farlo dove non devo.

Fanno eccezione, alla regola del foglietto separato, gli appunti che prendo a mano durante le riunioni, i corsi o le telefonate: in questi casi il disegno entra a far parte integrante dell’appunto stesso, contribuisce a connotarlo anche emotivamente e ne facilita, per me, la memorizzazione.

Ed a volte diventa una piccola pietra miliare, la chiave grafica per rievocare, a partire da esso, un intero periodo.

Non so che fine abbiano fatto i miei appunti del liceo sul Manzoni, ma ricordo distintamente che di fianco alla sua data di morte avevo scarabocchiato un sole. La luce in fondo al tunnel, ovvio, per l’imminente fine della chilometrica, seppur appassionata, lezione della professoressa Secchi e sollievo per la fine dei dati da memorizzare sullo scrittore, ma anche ricordo di una piccola, concreta felicità data dal raggio di sole effettivamente arrivato sul mio banco in quel momento.

Questa cosa dell’emozione suscitata che salta fuori in modo esplicito vale solo per me. Chiunque guardi i miei foglietti a mano vede una sorta di quadro astratto con meno parole di quanto ci si potrebbe aspettare e un utilizzo degli spazi non necessariamente lineare.
Le mie vie mentali tendono ad essere criptiche.

Entrando vedo che Bill è un meccanico che appartiene alla scuola della «memoria fotografica». È tutto sparpagliato in giro. Chiavi inglesi, cacciaviti, pezzi di ricambio vecchi, motociclette vecchie, pezzi di ricambio nuovi, motociclette nuove, cataloghi, camere d’aria, il tutto ammonticchiato in una confusione tale che sotto non si vedono neanche i banconi. Io non riuscirei a lavorare in queste condizioni, ma solo perché non sono della sua scuola. In questa baraonda, probabilmente Bill non ha che da girarsi e allungare una mano per trovare l’attrezzo che gli occorre. Ho già conosciuto meccanici di questo tipo. C’è da diventar matti a guardarli, ma fanno il lavoro altrettanto bene e a volte più in fretta degli altri. Però se gli sposti uno strumento di dieci centimetri, ci mettono dei giorni a trovarlo.

Robert. M. Pirsig – Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta p.106

Un’altra funzione dei disegnini è quella di aiutarmi a pensare. Quando ho un problema da risolvere e sono bloccata, trovo utile fermarmi, prendere foglietto e matita e lasciare che la mano disegni quel che vuole. Di solito dopo qualche minuto una via risolutiva si presenta quasi da sola.
Essere un mio scarabocchio significa comunque condurre un’esistenza precaria che di solito finisce in fretta nel riciclo della carta.

Ultimamente, complice Facebook che sembra aver deciso che io desideri un corso di disegno e quindi mi propone un sacco di post pubblicitari in merito, mi sono avvicinata al mondo della Doodle Art, l’arte degli scarabocchi. Trovo molto interessante come le ripetizioni di elementi, le forme semplici che si rincorrono messe l’una vicina all’altra diventino composizioni belle da vedere.

Quindi ho deciso di esplorare questo mio lato artistico per vedere se ne salta fuori qualcosa.

Al momento ho scoperto che preferisco lavorare su una superficie piccola, mi viene meglio se definisco un rettangolo da riempire e mi piace disegnare per prima cosa a matita.
Le forme sono libere, raramente si intersecano e procedo da destra verso sinistra. Lo so, così è al contrario, ma un mancino impara presto che a disegnare nella direzione solita si rischiano sbavature e ci si ritrova con le mani macchiate.
Mi piace il “click” mentale che mi segnala che il doodle a matita è finito e che si può procedere con pennarello e colore. Oppure che è finito ed il suo posto è nel cestino.

Come tengo traccia però dei doodle che mi piacciono una volta finiti? Esistono persone che ci riempiono quaderni interi ed il risultato è molto interessante da guardare (basta cercare “doodle art” su Google per averne un’idea ). Hanno tutta la mia ammirazione, ma io mi annoio solo al pensiero di mettermi a riempire pagine così. Ho optato quindi per opere singole alle quali trovo un titolo. Procedo poi col firmarle, datarle, conservarle in un posto noto ed infine fotografarle ed eventualmente esporle su questo blog.
L’artista dentro di me al momento è soddisfatta così e si diverte un mondo a vedere i piccoli foglietti descritti allo stesso modo dei quadri nei musei.

Nota curiosa: ho scoperto da poco un giovane pittore. Artista vero: riconosciuto come tale e che espone in gallerie d’arte reali.
Newyorkese, ha uno stile estremamente semplice ed una tecnica di realizzazione pensata in modo che ogni forma risulti unica e non ripetibile.
Si chiama Landon Metz. Il suo, a mio parere, è il doodle diventato arte. E a me piace tantissimo.