Month: Maggio 2024

Costruttori di sedie

 Lord Robert Stephenson Smyth Baden–Powell, primo Barone Baden–Powell di Gilwell
più comunemente conosciuto come
B.P.

In Chiappe sulla sedia mi sono espressa sui “si” che ognuno di noi ha detto e dice per cogliere pienamente le occasioni e partecipare con qualità alle situazioni in cui ci si trova. Oggi, proseguendo sulla linea della stessa allegoria, voglio mettermi nella prospettiva di chi le sedie le costruisce. Perché le occasioni non sono fatte solo di coincidenze o serendipità.

Genitori, insegnanti, educatori o imprenditori. Per mestiere o per passione. Tutti abbiamo la possibilità di creare spazi, esperienze ed incontri: luoghi educativi per chi sta crescendo e occasioni per mettersi alla prova. Modi per vivere dignitosamente e dare significato non solo alla propria vita, ma anche a quella degli altri. Anche qui, come per i “si”, diventa interessante farlo con responsabilità ovvero accorgendosi di chi viene ad occupare il posto preparato da noi e facendo in modo che possa vivere pienamente quel “si” che glielo fa abitare.

Quest’anno si festeggiano i 50 anni di Agesci, l’associazione nella quale sono capo da più di un trentennio. Ed essere capo scout per me vuole proprio dire questo: essere costruttore consapevole di spazi educativi. Molteplici sono le specificità che rendono bello questo compito e che mi rendono felice di farlo in questa associazione che ha saputo, già dal suo inizio, fare scelte coraggiose.

Si educano i ragazzi a fare scelte consapevoli attraverso lo scouting che significa semplicemente imparare a vedere ciò che compone la nostra realtà, ragionare su ciò che si è visto e ad agire in modo conseguente.
Lo si fa all’aria aperta, con un occhio alla persona che cresce e che si sviluppa nelle capacità manuali, nella formazione del carattere, in salute e forza fisica e nel mettersi a servizio del prossimo.
Si educa con strumenti adatti all’età dei ragazzi. Strumenti che i capi applicano con intenzionalità e che vengono proposti in modo che siano i ragazzi stessi a prendere in mano le redini della propria crescita. Lo si fa in risposta a quella chiamata personale che sprona ognuno di noi a rendere concreto l’amore di Dio nel mondo.

E tutto questo non lo si affronta da soli.
Gli staff delle unità sono formati da donne e uomini che si mettono a servizio dei più giovani. Testimoniando così che è possibile lavorare insieme mantenendo le proprie specificità.
I diversi staff sono uniti poi in Comunità Capi, luogo dove vengono decise le linee educative del gruppo attraverso l’elaborazione un progetto triennale e luogo dove si discute e ci si forma.

Anche i ragazzi crescono facendo parte di una comunità.
Il branco/cerchio per le bambine ed i bambini tra gli otto e i dodici anni.
Il reparto per i ragazzi e le ragazze tra le medie ed il secondo anno di scuola superiore.
Il clan/fuoco per i giovani e le giovani fino ai ventuno anni.
Insieme si sperimentano la fatica di tener conto di chi ci cammina accanto e quanto è prezioso il contributo di tutti. Insieme si vivono le opportunità e ci si esercita nella comunicazione.

Agesci non è solo il gruppo scout locale. Ha una struttura che ci raduna su diversi livelli: dalla Zona al Nazionale ed il bello di questo sta nelle occasioni di incontro. Negli anni il mio cammino si è incrociato con quello di moltissime altre capo e capi. Moltiplicando sorrisi e condividendo le difficoltà. Certo, non sempre le cose sono andate via lisce ed allora si sono verificati degli scontri, ma il compito da portare avanti ha aiutato ad appianare le divergenze. Quasi sempre.
Un ringraziamento di cuore a quanti hanno camminato con me e a quanti lo faranno ancora per continuare a forgiare opportunità e spazi di crescita. Un abbraccio a tutti i costruttori di sedie.

Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani
Fondata il 4 Maggio 1974

Chiappe sulla sedia

Sedia di legno alloggiata temporaneamente, da anni, in laboratorio in attesa di incollaggio stabile.

Tutti siamo seduti su una sedia.
Nella realtà di quella del tavolo della colazione, del banco di scuola, della scrivania in ufficio o di un mezzo di trasporto. Oppure nella metafora delle situazioni in cui si svolge la nostra quotidianità.
Comunque vogliate considerarla, la sedia c’è.

Negli anni ho avuto cura di iniziare molte chiacchierate ( ai campi di formazione o a livello personale ) con l’esperimento della sedia ovvero facendo sedere qualcuno in un posto a mia scelta e proponendo la fatale domanda: “Di chi è la responsabilità del fatto che tu sia seduto proprio su questa sedia ora?”.

Non importa che la risposta ottenuta fosse un “io” o “tu che mi hai detto dove sedermi” in ogni caso era – e lo è anche adesso – lo spunto per parlare dell’anatomia delle scelte e delle responsabilità.

In ogni scelta io vedo due componenti: un’occasione da cogliere e il consenso a coglierla.
La sedia e il proprietario delle chiappe che vi si poggiano sopra.
Non si sfugge: se io sono seduto su una sedia è perché ho detto “si” all’opportunità di farlo.

I miei “sì” mi hanno portata sulla sedia in cui sono ora, i “no” – perfettamente legittimi, sia ben chiaro – invece non hanno concretizzato neanche l’ombra di uno sgabellino.

– Viktor E. Frankl –

I “si”, certo, potrebbero essermi stati estorti. Accettare la responsabilità di un “si” – seppur estorto o imposto a forza – vuol dire vedere la situazione per quello che è e capire che posso scegliere quale valore dare alla sedia in questione e quindi se rimanere, allontanarmi, chiedere aiuto o cambiare le regole di ingaggio. In ultima analisi mi fa uscire dalla visione di me stessa come vittima inerme delle circostanze. Non è detto che sia facile; di sicuro non è comodo.

Riconoscere i miei “si” mi rende persona libera e rimette nelle mie mani la possibilità di dare valore alla mia storia. Io sono sicura: ne vale la pena.

J.V.
30 Aprile 2024 pp.8-9 Bujo Rosso